Cremona - «Nessun rispetto per la cosa pubblica»

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Gianpaolo Nuvolati (sociologo): " Il nostro paese non ha mai avuto una grande cura per gli spazi comuni"

Atti vandalici:" Tra le cause, individualismo e perdita di identità"

Sembrerebbe, passeggiando nel centro storico di Cremona, che il rispetto per la “cosa pubblica” lasci un po’ desiderare. Si scorgono, infatti, muri imbrattati, panchine rovinate, rifiuti abbandonati. Una situazione che non restituisce certo una buona immagine della nostra città. A partire dalla zona tra la Curia vescovile e il Duomo, si notano scritte e disegni un po’ ovunque, addirittura anche sul muro della stessa Cattedrale. Allo stesso modo sono ridotti numerosi vicoli del centro, come vicolo Stella, via Lanaioli, via Macchi o vicolo Pertusio, con scritte, scatoloni abbandonati e molto altro. Neppure piazza Roma è stata risparmiata: su cartelli e colonnine appaiono numerose scritte. Sono sporchi muri e panchine della piazza della chiesa di Sant’Agostino, e anche la nuova piazza Marconi è stata già presa di mira. Per non parlare poi di via Palestro, di Porta Mosa, dell'area del parcheggio di via Mantova, dell'area ex Annonaria, di molti parchi e di tante altre zone della città. Ma da cosa dipende questo scarso rispetto? Lo abbiamo chiesto al professor Giampaolo Nuvolati, ordinario di sociologia alla Bicocca, specializzato in sociologia urbana e autore di numerose pubblicazioni sull’argomento.

«Quando venne deturpata la fontana di Trevi, a Roma, venni intervistato, e dissi che molto spesso si tratta di fenomeni piuttosto isolati, frutto di comportamenti deviati di singoli soggetti. Del resto il nostro paese non ha mai avuto una grande tutela per la cura degli spazi pubblici, a differenza dei paesi del Nord Europa. Al contrario qui vengono molto tutelate le proprietà private, anche perché l'Italia è il paese in cui c'è il maggior tasso di case di proprietà rispetto al resto d'Europa. Allo stesso modo, il luogo pubblico non viene vissuto come qualcosa di proprio o come patrimonio di tutti. Oltre a questo, molto dipende da come le città stanno cambiando rispetto al passato: mentre prima erano vissute con più calma e lentezza, come veri e propri luoghi di ritrovo, oggi stanno diventando sempre più zone di passaggio, che vengono attraversate ma senza soffermarvisi più di tanto, con quello che mi piace definire il "passo del tapirulan": abbastanza veloce da non poter vivere davvero la città, ma non così tanto da non poter fare acquisti. Oggi gli unici a sedersi sulle panchine del centro sono gli anziani e i senzatetto. Non c'è più il gusto di ritrovarsi in piazza o ai giardini, di sedersi a chiacchierare su una panchina, nè a vivere la città come accadeva una volta». Chi sono le persone che deturpano gli spazi pubblici? «Al di là dei veri e propri atti vandalici, difficile dare un quadro. Oggi la città è attraversata da tantissime tipologie di persone, e non mi riferisco solo agli immigrati: ci sono i pendolari i turisti, chi viaggia per lavoro...

Questi fenomeni si stanno intensificando anche nelle piccole città come Cremona, che un po' alla volta stanno perdendo la caratteristica di essere "a misura d'uomo"». Per quale motivo il singolo individuo decide di rovinare questi monumenti? «I motivi sono diversi. Contrariamente a quanto si possa pensare non dipende solo da un disagio giovanile, ma è più un modo di esprimere la propria individualità. Si tratta infatti di atti tipici della post-modernità, caratterizzata dal desiderio di essere riconosciuti. In tutto ciò c'è molto individualismo: non è più la voglia di partecipare a qualche gruppo, politico o altro, come c'era una volta. Oggi è il singolo che vuole affermarsi. Un altro aspetto da considerare sono i cambiamenti sempre più frequenti delle città: gli arredi urbani, i negozi, i locali, cambiano rapidamente, da un anno all'altro, e si rischia con il perdere la dimensione storica del luogo. Questo fa si che molti si sentano autorizzati a rovinare dei beni che tanto presto verranno cambiati.

di Laura Bosio

  

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