Benzina, giù i consumi ma perché il prezzo non cala?

+ 14
+ 20


Non passa giorno senza che prezzo dei carburanti registri nuovi record, con danno sia per gli automobilisti che per i rivenditori. Al netto di una scalata verso i 2 euro al litro nel prezzo della verde, stando a quanto comunicano i risultati dell’Unione Petrolifera a febbraio si è registrato un crollo diffuso delle vendite di carburante pari ad una media del 20% su tutto il territorio nazionale. Crollo che non ha risparmiato neppure le cosiddette pompe bianche. Dunque, la domanda decresce ma il prezzo non diminuisce di conseguenza. Perché? Ne abbiamo parlato con Piero De Simone, direttore generale di Unione Petrolifera. 

Direttore, i benzinai si trovano stretti tra le accuse dei consumatori da un lato e le imposizioni dettate dalle compagnie petrolifere dall'altro. Si registrano crolli nelle vendite del carburante ma il prezzo non cala. Da dove si origina questa 'impasse'?
«I consumi di carburanti sono in flessione da diversi anni, in particolare quelli della benzina. Una tendenza che si è fatta drammatica in questo ultimo periodo (basti pensare che a febbraio la benzina ha perso il 20% e il gasolio il 15%). L’impasse, come la definisce, deriva dal fatto che sui mercati internazionali greggio e prodotti raffinati sono ormai attestati su livelli record, superiori a quelli del 2008 tenendo conto dell’effetto cambio euro/dollaro. Le aziende, che vorrei ricordare possono solo consigliare un prezzo al gestore e mai imporlo (la legge dice che il prezzo lo decide il gestore), stanno per quanto possibile cercando di limitare l’impatto degli aumenti registrati sui mercati internazionali. La prova è in quanto accade negli altri paesi europei dove i prezzi in questo periodo sono cresciuti molto di più che in Italia».

Nel mese di marzo sui "balzi" del prezzo alla pompa pare si sia accentuata l'incidenza di quella pericolosa commistione, già segnalata peraltro da parecchi economisti, tra le quotazioni sempre maggiori dei prodotti raffinati sul mercato del Mediterraneo e la debolezza dell'euro. Quale sarebbe una possibile soluzione per questo problema?

«Soluzioni immediate non ce ne sono. I prezzi li fa il mercato e noi, come gli altri paesi, America compresa, li subiamo. Sembra di rivivere il 2008 con la differenza che allora avevamo un cambio che ci faceva un po’ da scudo. Oggi bisogna solo sperare che le acque si calmino».

Scomponendo il prezzo alla pompa emerge che solo il 35% è riconducibile al prezzo internazionale del carburante, mentre, secondo molti economisti, per il 55% peserebbe la tassazione, ovvero l'Iva e le accise. E' così?
«In realtà la tassazione sulla benzina in media è quasi arrivata al 60% soprattutto per le nuove accise aggiunte nel corso del 2011 che sono state pari a circa 20 centesimi sulla benzina e a 23 centesimi sul gasolio. Il cosiddetto margine lordo, ossia ciò che resta al netto delle tasse e materia prima, è intorno al 7-8% e con questo va remunerata l’intera filiera distributiva compreso il gestore. Lo spazio di intervento delle aziende, nell’ambito di questo 7-8%, si riduce quindi a pochi centesimi».

Abbiamo delle accise istituite per il terremoto del Friuli nel 1976, per il disastro del Vajont nel '73 e addirittura per la guerra d'Etiopia nel '35 - '36. Ma c'è davvero ancora bisogno continuare a pagare tasse così 'antiche'?

«In realtà tutte queste accise sono ormai confluite nella fiscalità generale. Si tratta di tasse di scopo che, venuto meno lo scopo, sono rimaste per le esigenze più generali dell’Erario. Del resto, è il modo più immediato e sicuro di reperire risorse e in tempi di problemi di bilancio difficilmente ci si rinuncerà».

Alcuni vorrebbero togliere le accise in generale, altri solo quelle più vecchie, altri ancora punterebbero sulla sola riduzione senza rimozione. Quale delle precedenti si potrebbe configurare come una soluzione sensata?
«Gli interventi sulla fiscalità sono scelte prettamente governative. Dal nostro punto di vista, sarebbe utile rivedere la tassazione per cercare di far ripartire i consumi e dare un po’ di ossigeno a questo settore. All’aumentare dei prezzi le aziende non guadagnano di più, anzi più aumentano i costi e più è difficile trasferirli sul prezzo finale. Peraltro, esiste già una norma che prevede la possibilità di sterilizzare l’effetto moltiplicatore dell’Iva che agisce sia sul prezzo industriale che sulle accise».

Il rialzo dei prezzi alla pompa sembra comunque un fatto con il quale dovremo imparare a convivere. Si arresterà prima o poi? Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?

«Fare previsioni è molto difficile. Troppe le incognite. Al momento, l’unica difesa per il consumatore è abituarsi a cercare l’impianto più conveniente e a servirsi da soli. In questo modo il risparmio, su almeno 10.000 impianti tradizionali, può arrivare a 10 centesimi euro/litro.

di Michele Scolari


L’ELENCO COMPLETO DELLE ACCISE SULLA BENZINA DAL 1935
1,90 lire (0,00103 euro) per il finanziamento della guerra d’Etiopia - 1935-1936;
14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963;
10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento dell'Alluvione di Firenze del 1966;
10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968;
99 lire (0,0511 euro) per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976;
75 lire (0,0387 euro) per il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980;
205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004
0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005
da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011
0,04 euro per far fronte all'emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011
0,0089 euro per far fronte all'allvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011
0,082 euro per il decreto "Salva Italia" nel dicembre 2011

Segnala questo articolo su