La febbre del gioco contagia il casalasco

+ 34
+ 30


alt
Il gioco non va mai in crisi. C’è poco da fare, la moda tutta italiana ha messo radici anche nel casalasco, come normale che sia in virtù di un meccanismo psicologico che, sul piatto della bilancia, offre più peso al sogno del colpaccio (o almeno della “vincitina”) rispetto all’assunto ormai assodato de “il banco vince sempre”. Per lo Stato è un affare garantito, perché il Preu (Prelievo Erariale Unico, con percentuali differenti a seconda del gioco) viene valutato sull’in, ossia sui soldi in entrata, sulle giocate, al netto delle vincite. Non è tutto: il sistema di payout sulle cifre alte, ossia nell’ordine di migliaia di euro, lascia al vincitore una percentuale maggioritaria, mentre la rimanenza viene spartita tra agenzia, gestore e ancora Stato. Doppio incasso, insomma, per il Monopolio: sulla giocata in entrata (sicuro) e sulla vincita in uscita (variabile, ma qualche fortunato c’è sempre, giocoforza). Partendo da questa premessa, abbiamo condotto un’inchiesta sui giochi più in voga, applicata a Casalmaggiore, dunque ad un comune di 15mila abitanti. Ecco, nel dettaglio, quanto abbiamo raccolto.

SCOMMESSE SPORTIVE – Escludiamo l’ippica, prodotto di nicchia. L’agenzia Snai di Casalmaggiore ha fatto il boom. Quasi il 50% di giocate in più rispetto a inizio 2011, anno in cui la crisi ha iniziato a mordere. Rispetto al 2009, anno dell’apertura dell’esercizio, giocate aumentate, invece, del 500%. “Dobbiamo differenziare” spiega il gestore “tra vincente e vincitore. Il vincente è chi punta a guadagnare, ogni tanto, un centinaio di euro, ossia a incassare una cifra che non ti cambia la vita, ma fa comodo. Il vincitore è chi invece gioca forte ma cerca la puntata indimenticabile. Negli ultimi due anni ricordo due schedine pazzesche: c’è chi ha vinto 9mila euro con una schedina da 5 euro e chi 6mila con una giocata da 3”. Tuttavia la vittoria pesantissima arriva nel 2% dei casi. Il restante 6-7% si accontenta di vincere quel tanto che basta (dai 100 ai 500 euro circa). La schedina da 2 euro è antieconomica: chi la gioca in genere lega molti eventi (dai 7 ai 10) per aumentare il montepremi, dunque registrarla al computer comporta una spesa-tempo di un minuto circa. La schedina da 100 euro giocati, invece, lega sì e no tre eventi ed è pronta in dieci secondi. Prevale, comunque, la giocata da 10 euro. Il boom di schedine è tra sabato (300 giocate) e domenica (500), che da soli valgono più del 50% del monte giocate settimanale, ma anche i martedì e mercoledì di Champions, ovviamente, attirano. Particolare non di poco conto: il 95% di chi scommette è straniero. Lo stato incassa, sull’in, il 5%, percentuale che però tra tassazioni ulteriori e costi di gestione (oltre a luce e internet) si attesta quasi sempre sul 13-14%.

GRATTA E VINCI – Incremento del 20% delle giocate rispetto al 2010, e si vince nel 70% dei casi. Attenzione, però: spesso e volentieri si tratta di premi di consolazione. Del tipo, con un “grattino” da 2 euro ne vinco altri 2, appianando la spesa. Le vincite pesanti, come afferma Stefano Buzzi della Tabaccheria Anversa, viaggiano, in media, nell’ordine di 2-3 tagliandi da 500 euro e uno da 1000 euro pagati a settimana. Prevalenza, leggera, italiana, inglobando nel discorso anche a Lotto e Superenalotto, più sentiti nel Belpaese che altrove. Payout fissato nella misura del 66%, ovviamente per pagamenti di qualche migliaio di euro: dunque sulle vincite, il 34% viene diviso tra Stato (che prende la fetta più consistente), agenzia (AAMS) e gestore.

LOTTO E SUPERENALOTTO – Sono voci variabili. Nel senso che il Lotto è in decrescita netta, mentre il Superenalotto va forte solo sul traino di media e tv (tradotto: se il jackpot vale un titolo del telegiornale). “Non che il giocatore investa meno” spiega sempre Buzzi “ma negli ultimi anni preferisce variare la giocata. Un esempio: se prima il signor x giocava 100 euro tutti sul Lotto, ora preferisce metterne 60 sul Lotto, 20 al Gratta e Vinci e 20 al Superenalotto o alle Slot machine”. Il Lotto resta comunque davanti al Superenalotto (quasi doppiata la distanza), per un motivo evidente: è molto più semplice vincere, anche se i premi sono ovviamente bassi in molti casi. Tanto che la percentuale di vincita al Lotto è quantificabile (35% circa), quella del Superenalotto è di fatto impossibile da certificare, contando che vincono varie combinazioni numeriche e non solo il fortunatissimo 6. Proprio il fenomeno del Superenalotto è curioso (ma non troppo): rispetto al 2010 -20% delle giocate in media, ma si passa al +40% con jackpot reclamizzato. “Il Jackpot altissimo inoltre” rivela Buzzi “attira molto il sistemista: da 15-20 sistemi a settimana di media si passa a 50-60 se, come si suol dire, vale la pena tentare visto il montepremi”. Lo Stato con la caccia al 6 ci sguazza: 49% di Preu, con payout in caso di vincita del 74%. Sul Lotto, invece 28% di Preu, ma anche solo il 56% di payout (dunque il 44% non arriva al vincitore effettivo). Curiosità da un altro gioco tutto italiano, ormai vicino alla pensione: il Totocalcio, che un tempo finanziava l’intero sistema calcio, raccoglie oggigiorno 500 euro a settimana di giocate: un tempo sullo stesso periodo erano 10-12mila euro. Parliamo di dieci anni fa, non di secoli. Guarda caso, 12mila euro è anche la somma investita alla Snai: capito dove s’è spostato, da una generazione all’altra, il popolo dell’ormai superato “13” domenicale?

SLOT MACHINE E VIDEOLOTTERY (VLT) – L’ultimo fenomeno è un autentico boom: essendo nuovo (da pochi mesi è stata aperta la sala apposita in Vicolo del Tesoro), non si possono fare paragoni, ma la febbre delle “macchinette” è destinata a crescere. Già adesso si raccolgono in media 12mila euro. Come le scommesse? No, perché si tratta di 12mila euro al giorno (!), non a settimana. Tutte entrate da considerare al netto delle vincite, in quanto queste ultime vengono pagate a parte alla cassa e non dalla Slot stessa. La differenza tra Slot Machine e Videolottery è semplice: la prima consente vincite contenute, la seconda, essendo in rete con il Monopolio di Stato e con le altre macchine in sala, può arrivare a sfornare jackpot da paura. Pochi giorni fa in Vicolo del Tesoro, il jackpot di sala ha portato il fortunato giocatore a vincere 10mila euro in un colpo. Del resto la Slot Machine è, più di altri, il vero gioco della Dea Bendata e, più di altri dunque, offre l’illusione di potere sbancare con semplicità. “Basta” una botta di fortuna…

di Giovanni Gardani

Segnala questo articolo su