Il talento di Angela Hewitt sul palco

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Martedì 3 aprile alle ore 21, la stagione concertistica del Teatro Ponchielli ospita Angela Hewitt, indiscussa stella del pianismo internazionale. Il padre della musicista canadese era organista della Cattedrale di Ottawa e già all’età di soli 9 anni, Angela s’esibì con un recital al conservatorio reale di Toronto, dove poi proseguì gli studi. Prima classificata al premio Gian Battista Viotti nel 1978, la Hewitt vinse, nel 1985, la gara internazionale per pianoforte di Toronto dedicata a Bach. Molte sono state le sue performance in tutto il mondo come solista a fianco delle più note orchestre; altrettanto numerose sono le incisioni discografiche che la vedono interpretare musica classica, soprattutto barocca.

Nel 1994 l’etichetta discografica Hyperion Records l’ha incaricata di incidere tutta la musica per strumenti a tastiera di J. S. Bach, progetto articolatosi in 14 dischi. Ed è da quest'impresa che il nome della Hewitt, étoile alla tastiera, viene sempre associato a quello del compositore di Eisenach. Il programma della serata vede Bach schierato solo in partenza di un percorso che, attraverso Ravel, sfocia in composizioni di François Couperin. Del compositore tedesco, con cui la Hewitt vola alto, vengono eseguite la Suite Francese n° 1 in re minore e la n° 5 in sol maggiore, per poi proseguire con le delicatezze della Sonatina di Ravel. Il concerto prosegue con i Pieces de Clavecin dal Sixième Ordre: Les Moissonneurs, Les Langueurs-Tendres, Les Baricades Mistérieuses e Le Moucheron di Couperin, per poi concludersi, ancora con Ravel e il suo Le Tombeau de Couperin. La pianista canadese, nominata nel 2000 Officer dell’Order of Canada, affascina per esecuzione e portamento. Oltre agli esiti interpretativi, della Hewitt colpiscono la sua personalità, nonché il suo modo di presentarsi e di porgersi. Il curriculum dell’artista parla dei suoi inizi nella danza classica: l’avvio folgorante d’una carriera accantonata solo per il pianoforte. Ecco dunque da dove provengono il carisma e il fascino della Hewitt. Tratti che si riscontrano fin dal primo incedere sulla scena, dal saluto, dalla postura allo strumento, dall’atteggiamento sempre composto e dall’espressività luminosa mai turbata dalle insidie e dalla fatica.

di Federica Ermete

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