Roghi ripetuti in golena, ignoranza ed egoismo

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Fanno capolino in zona argine, lungo i fossi, i filari di alberi, i rivali e non solo. Spesso, e qui si tocca l’apice, anche vicino ad allevamenti di bestiame. Fiamme alle volte di piccole dimensioni (quando va bene), che pure celano il grande rischio dietro alla scintilla iniziale all’apparenza trascurabile. Il casalasco potrebbe trovarsi presto ad affrontare un pericolo che sembrava lontano e invece la cronaca spiccia degli ultimi giorni ha riportato alla ribalta: quello degli incendi dolosi in zona boschiva oppure in aperta campagna. In un periodo tra l’altro che vira al caldo e al secco (siamo ormai in primavera), il che rende ancora più viva l’insidia. A intervenire, negli scorsi giorni, oltre alle forze dell’ordine anche il neo-costituito gruppo di Gev di Casalmaggiore.

Poiché la cronaca ha già fatto discutere, quello che è giusto segnalare è il retroscena da nessuno svelato che sta dietro episodi di questa natura, che coinvolgono vari soggetti e dimostrano principalmente un’ignoranza (nel senso autentico del termine) di fondo. Non solo, a scopo di deterrenza sembra corretto anche riportare il riferimento alla legge specifica, con sanzioni spesso molto pesanti. Insomma, non è una sciocchezza ed è bene che chi prende alla leggera il fuocherello atto a bruciare le sterpaglie, lo sappia. In primis testimoni sul posto hanno sentito la giustificazione di chi è stato colto in flagrante a bruciare l’erba secca. “C’era il fosso pieno e ho dovuto svuotarlo”. Una frase che, se in sé fa quasi sorridere per non piangere, dall’altro lato denota: a) una scarsa pulizia di questi ambienti, dunque una causa sotterranea che poi sfocia nella conseguenza più pericolosa e scenografica della “bruciatura fai da te”. Il principio è semplice: bruciare costa minor fatica rispetto al deposito in discarica (a carico del proprietario del terreno) e sembra più immediato; b) un'assente sensibilità verso il senso di pericolo e di rischio.

La natura non ha estintori automatici che possano congelare il divampare delle fiamme e da una scintilla, spesso, si può arrivare molto oltre, con rischi anche di inquinamento atmosferico e per il bestiame stesso, che spesso si trova vicino ai roghi appiccati. Passando alle sanzioni, il D. Lgs. 152 del 2006 all’articolo 256 stabilisce che “chiunque effettui un'attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento (è il nostro caso, con l’aggravante dell’incendio, ndr), commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione è punito: a) con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti non pericolosi; b) con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti pericolosi”. Sanzioni sulle quali non si scherza, insomma, e per le quali si entra nel penale, con verbale di segnalazione da inoltrare alla Procura della Repubblica. Altro dato abbastanza preoccupante è una certa forma, strisciante, di non rispetto dell’autorità: logico che un gruppo Gev attivo da poche settimane non possa intimorire come un vigile urbano, un poliziotto o un carabiniere che da anni opera sul territorio, ma sarebbe bene sottolineare il fatto che le Guardie Ecologiche Volontarie, pur nascendo come un progetto adibito soprattutto a segnalare ed educare, e non a reprimere e punire, rientrano nella categoria delle Guardie Giurate.

Col tempo la speranza è che la pettorina verde fluorescente (divisa doc delle Gev) possa ritagliarsi uno spazio autorevole di stima. Qualcuno l’ha capito e ha già garantito che denuncerà nuovi, eventuali, misfatti. E’ un primo passo, purché non sia l’ultimo… Nel frattempo gli episodi proseguono. L’ultimo nel pomeriggio di giovedì, con un nuovo incendio a Gussola che ha costretto all’ennesimo intervento i Vigili del Fuoco.

di Giovanni Gardani

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