Il fiume Po è in sofferenza. Scatta l'allarme siccità

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A Casalmaggiore il livello dell'acqua è 4 metri sotto lo zero idrometrico. Nel 2003 scese oltre i 5.

Altro che frase fatta, stavolta il problema nasce a monte per davvero. Le precipitazioni alpine sono state scarsissime durante tutto l'inverno, i laghi (il Maggiore e il Lario su tutti) non abbondano certo quanto a scorte d'acqua, il Po e i suoi affluenti di sinistra sono in una magra preoccupante: in una parola sola, più volte citata da media ed associazioni di categoria (vedi Confagricoltura), è siccità. «Siamo quattro metri al di sotto dello zero idrometrico»: spiegava ieri mattina il casalese del Po per eccellenza, Graziano Lanzetti, osservando il grande fiume in zona Lido e non nascondendo una certa preoccupazione. «La misura non è ancora quella del 2003, quando in aprile si toccò il massimo livello di magra. Allora, a Casalmaggiore, il Po scese cinque metri e dieci centimetri sotto lo zero idrometrico».

Possiamo star tranquilli quindi? Tutt'altro, è lo stesso Lanzetti a non voler minimizzare il problema: «La preoccupazione maggiore è legata all'ormai prossimo avviamento degli impianti idrovori. Gli agricoltori avranno presto la necessità di irrigare i propri campi se non pioverà almeno un paio di giorni in tempi brevi, e lo faranno assorbendo acqua dal fiume. Gli impianti idrovori si attiveranno per asportare acqua dal Po, riempiendo così i canali e ovviando alla necessità dell'irrigazione forzata. È un processo che farà calare di almeno mezzo metro il livello del Po». Il problema potrebbe essere imminente: «Solitamente in primavera si registra qualche precipitazione che permette agli agricoltori l'irrigazione naturale dei campi. Quest'anno di piogge primaverili non se ne sono ancora viste, quindi l'avviamento delle pompe idrovore potrebbe essere anticipato. Anzi, in alcuni casi è già cominciato». Una volta avviati gli impianti che asportano acqua dal Po, in pratica, il problema si aggraverà a velocità doppia: più scarse sono le precipitazioni, più alta è la necessità di irrigazione forzata per gli agricoltori. Il livello del fiume così precipiterebbe, fermo restando una condizione di partenza già di per sé problematica:

«La portata del Po è sempre più limitata. Un fenomeno che riguarda anche tutta la catena di affluenti di sinistra, ovvero quelli che portano in pianura l'acqua proveniente dalle Alpi. La mancanza di precipitazioni ad alta quota, che si traduce in carenza di scorte di neve e in scarso rilascio d'acqua dei laghi più importanti, contribuisce alla diminuzione del livello di tutti i fiumi lombardi ». Il calo delle portate ha conseguenze non solo in ambito agricolo: «La siccità di quest'inizio di primavera sta asciugando le lanche alimentate dalle sorgive del fiume, provocando la morte della fauna ittica».

Non dovessero esserci cambiamenti climatici, i pesci hanno il destino segnato: agli umani cosa resta da fare? «L'appello di limitare lo spreco d'acqua è utile ma non risolve il problema. Bisogna solo sperare che torni presto a piovere». Le statistiche sono pessime. Secondo il dossier di Legambiente "Acqua: Lombardia in riserva", nei primi settanta giorni dell'anno sono mancati all'appello quasi 2 miliardi di mc di acqua piovana (e neve nei bacini montani): complessivamente si tratta di un dimezzamento secco delle precipitazioni cadute sulla nostra regione in confronto a quanto accaduto nello stesso periodo del 2011. Solo dalle previsioni meteorologiche arrivano dati confortanti: dopo un lunedì variabile, da martedì dovrebbe tornare la pioggia su tutto il centro-nord Italia. Insomma, non ci resta che guardare all'insù e aspettare che la soluzione al problema della siccità ci piova in testa direttamente dal cielo.

di Simone Arrighi

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