L’ospedale ha le strutture? «Stop alle visite in studio»

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La fase transitoria è finita. Non ci saranno altre deroghe». Lo ha annunciato il mese scorso il ministro della Salute, Renato Balduzzi, riferendosi alla cosiddetta intramoenia allargata, che i sindacati, invece, chiedono di prorogare ulteriormente, perché in almeno il 50% degli ospedali della Penisola non ci sarebbero abbastanza spazi a disposizione. La deroga, che attualmente è ancora in vigore e lo sarà fino al prossimo 30 giugno, prevede che il medico che sceglie il rapporto in esclusiva col servizio sanitario pubblico possa continuare a visitare nel suo studio personale, qualora l'ospedale non abbia locali adatti per la sua attività privata, altrimenti può farlo direttamente in nosocomio, da qui il termine latino “intramoenia”, dentro le mura. Il decreto Milleproroghe stabiliva che il doppio regime fosse prolungato fino al 31 dicembre del 2012 ma un emendamento del Pd ha anticipato la scadenza appunto al 30 giugno di quest’anno. E l’azienda ospedaliera di Crema a che punto è? «La legge ancora non c’era quando abbiamo risolto la situazione lo scorso 31 dicembre » commenta orgoglioso il direttore generale Luigi Ablondi.

«Sono pochi gli ospedali che possono vantare la nostra premura. In quella data abbiamo terminato la struttura dei nuovi ambulatori, per concedere spazi ai nostri medici. A questo punto, non c’era più possibilità o scusa che tenesse, per richiedere altre deroghe». I medici e gli aventi diritto ovvero i dirigenti sanitari in forza all’azienda ospedaliera sono circa 260. Di questi, oltre 200 hanno scelto la modalità intramoenia, una volta resisi disponibili i nuovi ambulatori. «All’inizio si è registrato qualche malumore » riprende Ablondi, «in quanto i medici avevano timore che, abbandonando il proprio studio privato, si verificasse una diminuzione delle visite da parte dei loro pazienti. Ci siamo accorti ben presto, però, che non c’è stato alcun calo dell’utenza. Anzi, a gennaio, abbiamo rilevato un aumento di 3mila persone, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. I locali sono di ottimo livello, con personale dedicato.

Difficile per un paziente non sentirsi a proprio agio». A vigilare che non ci siano problemi e tutto vada per il meglio c’è anche una commissione, presieduta dal primario di Nefrologia, il dottor Giorgio De Petri. Finora, la commissione si è riunita 3 volte, ma solo per correggere alcuni meccanismi relativi all’accettazione. Il fatturato annuo previsto da questo servizio ammonta a 1 milione e 200mila euro, ma per l’azienda il sistema è a costo zero: i medici le pagano tutti i costi di gestione, che corrispondono al 30% circa dell’incasso generale.

di Gionata Agisti

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