Municipalizzate: la resa dei conti

+ 26
+ 28


Sono costate troppo. Qualcuna è finita in rosso, altre avevano prezzi superiori a quelli di mercato. Per i cittadini, tariffe sempre alte
La proposta è di chiudere le partecipate che non fanno utili. O di accorparle per diminuirne numero e costi. Lo chiedono i cremaschi


alt
Sono costate troppo. Qualcuna è finita in rosso, altre avevano prezzi superiori a quelli di mercato. Per i cittadini, tariffe sempre alte

La proposta è di chiudere le partecipate che non fanno utili. O di accorparle per diminuirne numero e costi. Lo chiedono i cremaschi

La resa dei conti, in tutti i sensi, per le società partecipate: doveva essere il dibattito sul bilancio di previsione ma il consiglio comunale ha centrato la propria attenzione quasi esclusivamente sulla situazione critica e confusa delle società pubbliche che operano sul nostro territorio. «Per le municipalizzate è finita un’epoca: quelle che a prezzi di mercato non fanno utili sono da chiudere» così Francesco Martelli, ex capogruppo del Pdl; l’affermazione è pesante dal momento che in questi ultimi tempi si sono rincorse voci e si sono scambiate lettere che parlano di bilanci in rosso. Naturalmente i gruppi di minoranza hanno rincarato la dose. Gianni Risari: «Questa amministrazione comunale sulle società partecipate finisce con le ossa rotte». «Una gestione politica pessima» sottolinea Franco Bordo, «con amministratori nominati per appartenenza politica e non sulla base di precise competenze professionali, con Cda nominati con arroganza dal solo Pdl: non poteva che finire in un fallimento». Infine, Matteo Piloni (Pd): «Utilizzate per dare posti a uomini di una sola parte politica. E lasciate dal malgoverno del centrodestra con una esposizione finanziaria disastrosa che rischia di mettere in discussione la gestione dei servizi, non solo in città, ma su tutto il territorio». Il solo consigliere Antonio Patrini (Pdl) ha tentato qualche difesa: «Collegi sindacali e revisori dei conti certificano comportamenti corretti da parte delle società pubbliche». Ma non basta, la condanna viene da ogni parte se anche Antonio Agazzi, il candidato sindaco per il centrodestra, ha preso le distanze da doppi incarichi e da nomine dal sapore solo partitico. In parecchi interventi dei consiglieri a fare da massimo responsabile della situazione negativa delle “municipalizzate” è stato l’assessore nonché componente del Cda di Scrp Simone Beretta (peraltro assente dal consiglio comunale). Federico Pesadori è esplicito nella sua accusa: «Il comune di Crema è stato un laboratorio per inventare lavori per Scs servizi locali; l’assessore Beretta è stato il diretto collegamento fra Comune e società pubbliche sedendo in entrambi gli organismi direttivi. Adesso con il profondo rosso del bilancio di Scs servizi vediamo i risultati». Nel clima generale di smobilitazione – ormai alle elezioni manca un mese – si moltiplicano i testi programmatici che vedono al centro dell’azione amministrativa dei prossimi cinque anni proprio la semplificazione e la razionalizzazione del sistema società partecipate. Alcune municipalizzate, insomma, sono finite in rosso, altre hanno chiesto prezzi fuori mercati ai comuni; sono costate esageratamente in Consigli di amministrazione, collegi sindacali e revisori dei costi. L’attacco alle partecipate arriva anche dai programmi delle varie liste che sono state presentate in queste settimane: si chiede che il loro numero diminuisca in maniera sensibile e che quelle rimaste siano guidate da un amministratore delegato (e non più da Consigli di amministrazione) che risponde direttamente ai sindaci. E per quanto riguarda il divieto ai doppi incarichi, ai cremaschi non basta più che questa regola sia applicata solo ai consiglieri e assessori comunali presenti nelle partecipate di Crema e del Cremasco, ma anche ai consiglieri e assessori comunali presenti nel consiglio provinciale di Cremona. Come succede ad Agazzi e Borghetti. Insomma, si deve fare un mestiere solo, e bene. Anche l’ultimo bilancio dell’ amministrazione Bruttomesso non presenta alcuna idea innovativa e di rilancio della città; un bilancio veramente misero per una maggioranza giunta stremata alla fine. Un bilancio che con ogni probabilità esaurirà le proprie scarse risorse entro giugno: dal “sociale” ai lavori pubblici alle manutenzioni, poco o nulla da lasciare alla prossima amministrazione. T. Guerini

Segnala questo articolo su