L'opinione - Bruno Cavagnoli: "Una riforma che non favorisce la crescita"

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Bruno Cavagnoli, direttore di Cna Cremona, scuote la testa. «Così non va» dice. Si riferisce alla nuova disciplina del mercato del lavoro varata dal governo Monti. «Sono state alterate le scelte di un compromesso equilibrato che si era raggiunto nei giorni scorsi a Palazzo Chigi» spiega. «Un compromesso sofferto a cui anche la Cna, insieme alle associazioni di categoria dell’artigianato e del commercio aveva dato il proprio assenso basandosi sull’esposizione del provvedimento che aveva fatto il governo. Sembra quasi una pugnalata alla schiena». Ma cosa non va per le imprese? «Nel testo della riforma sono stati introdotti provvedimenti peggiorativi inattesi e pesanti. C’è, per esempio, un aggravio di costi e di rigidità nella flessibilità in entrata. E parlo delle assunzioni a tempo determinato. Nell’artigianato, inoltre, ha sempre avuto una parte rilevante la bilateralità che è il principio fondante delle relazioni sindacali nell’artigianato. Dal quale scaturisce il sistema degli enti bilaterali finalizzato all'erogazione di prestazioni di welfare sia per le imprese che per i lavoratori. Purtroppo, il testo che verrà portato alle Camere snatura la bilateralità». Nelle intenzioni del governo, l’apprendistato è sicuramente il canale privilegiato di accesso dei giovani (fino a 29 anni) nel mondo del lavoro. In questo caso? «Anche in questo caso, i paletti troppo rigidi lo rendono meno appetibile per le imprese. Per non parlare dell’Aspi (l’assicurazione per la disoccupazione ai lavoratori non protetti dalla cassa ndr) che riguarda l’apprendistato perché andrà ad aumentare i costi per le aziende al di sotto dei 15 dipendenti. Da una parte, insomma, si chiede soprattutto alle piccole aziende di aprire le porte ai giovani, ma dall’altra le si penalizzano». Quindi, Cavagnoli? «Più costi, maggiori rigidità in entrata e una più difficile flessibilità in uscita non possono certamente soddisfare le imprese». La morale? «Non riesco proprio a capire come questa riforma possa favorire la crescita e l’occupazione, e attirare i capitali esteri in Italia. Così come non vedo in giro la fila degli imprenditori che vorranno assumere a queste condizioni. Il vero problema oggi è che le aziende non hanno lavoro. E se non c’è lavoro, non c’è occupazione. Non c’è più trippa per gatti».

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