Titanic, una tragedia casalese

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Definirlo un eroe sarebbe una forzatura di una retorica di comodo, che non ci piace. Chiamarlo martire, forse, è più azzeccato. Un martire del mare, anzi dell’oceano, dell’illusione di onnipotenza dell’uomo e delle sua scarsa lungimiranza. Un martire con un nome, ma senza volto. Di Italo Francesco Donati resta una bara nel cimitero Fairview ad Halifax, in Nova Scotia (Canada), lontanissimo dalla sua terra patria divisa tra Casalmaggiore e Milano. Quello che ancora non vi abbiamo detto è che con Italo Donati perirono, la stessa notte, più di 1500 persone, con 37 italiani, numero accertato da uno dei massimi studiosi dell’accaduto, Claudio Bossi, dopo che in un primo momento anche il “Corriere della Sera” accreditò più di 50 sventurati passeggeri dal passaporto tricolore. Parliamo del primo e ultimo viaggio del gigante dei mari, il Titanic, salpato esattamente 100 anni fa, il 10 aprile 1912 da Southampton, con destinazione New York. Una meta mai raggiunta, come racconta la storia, divenuta poi leggenda e, lontana da un dolore forse dimenticato, trasposta al cinema con Hollywood pronta a marciare sull’evento (James Cameron sta riproponendo, per l’occasione, il suo kolossal da undici Oscar in 3D). Alle 23.40 di domenica 14 aprile 1912 il Titanic entrò in rotta di collisione con un iceberg: due ore e 40 minuti più tardi si spezzò in due tronconi e piano piano affondò: in mille, all’incirca, si salvarono. Millecinquecento furono invece le vittime.

Tra questi, dicevamo, Italo Francesco Donati. Il confronto con i quotidiani dell’epoca è curioso, ma nessuno mostra incertezza su un dato: Donati era nato a Casalmaggiore. Su Internet, grazie al lavoro certosino e prezioso di studiosi come Bossi, ma anche di Claudio Mazza, è stato possibile reperire anche la riproduzione dell’atto di nascita e di morte del ragazzo. Donati è nato il 30 giugno 1894, dunque non è riuscito a compiere i 18 anni, perché il fato – e la più grande tragedia navale della storia – lo sorpresero. Nessuna via di scampo per lui, cameriere e italiano, dunque vittima di quella forma di “razzismo” sotterraneo che vigeva tra i privilegiati inglesi e gli stranieri immigrati (solo tre italiani, a quanto è dato sapere, trovarono posto sulle scialuppe e si salvarono). L’atto di nascita, che certifica che Donati vide la luce alle ore 3 e 5 del mattino, è il numero 162 della parte I dell’Ufficio I per l’anno 1894. Il padre Vincenzo morirà nel 1922; la madre, Selene Carotti, si trasferirà proprio in quell’anno a Milano, con alcuni dei fratelli (altri restarono tra Casalmaggiore e Cremona), dei quali però non si ricorda alcun nome di battesimo.

Dell’atto di morte parliamo nel box a fianco. Il primo e ultimo viaggio del Titanic fu anche il primo e ultimo di Donati, che firmò il contratto per divenire assistente cameriere, assoldato da Luigi Gatti, una celebrità all’epoca nel mondo della ristorazione (e infatti rispettato anche a bordo del transatlantico): da tempo però, a quanto pare, il ragazzo viveva in Inghilterra, per la precisione al numero 3 di Whitfield Street, nel quartiere di Tottenham a Londra. Se non altro, un mese dopo la tragedia (10 maggio 1912), Donati ottenne una cristiana sepoltura, dopo essere stato recuperato dalla nave “Minia”, a bordo della quale fu contrassegnato con il numero 311. La sua salma giace, come detto, in Canada, nel cimitero collettivo dedicato ai caduti del Titanic. Non sembra un’idea pacchiana, nell’anno del centenario, proporre di dedicare una via a questo concittadino. Perché essere senza volto non debba significare restare anche senza ricordo…

di Giovanni Gardani

L’annuncio della morte
apparve sulla rivista “Edera”

L’annuncio della morte apparve sulla rivista “Edera”

Tra i vari ritagli di giornali più o meno famosi, la vera chicca è rappresentata dall’Edera, rivista di carattere provinciale. Nell’aprile 1912 viene pubblicata per la prima volta la notizia della scomparsa di Italo Donati. Un dettaglio non di poco conto, perché apre la contesa sull’età di Donati al momento della morte: l’atto di nascita basta e avanza per certificare che il casalese doveva ancora compiere 18 anni. Eppure sull’Edera si parla di 19 anni, e non 17. Confrontando gli altri giornali, emerge che l’identità di Donati restò fino all’ultimo una delle più incerte. “Donati Italo o G.” risulta “non ancora identificato” su “Il Lavoro” del 25 maggio 1912 (a cadavere recuperato), mentre il 18 aprile 1912 su “Il Corriere Mercantile” si parla di un “Donati G., di anni 19”. Altro errore, ma è chiaro che si tratta della stessa persona. L’atto di morte di Italo Donati all’Ufficio Anagrafe di Casalmaggiore (al numero 7, parte II, serie C) risale all’anno 1914. Citiamo testualmente: “Dal relativo atto pervenuto in Italia il 28 aprile 1914 (datato 10 luglio 1912, ndr) e trasmesso per la trascrizione risulta che la nave Titanic di Liverpool viene notificata come perduta il 15 aprile 1912 circa alla latitudine 41,16 Nord longitudine 50,14 Ovest e viene attestato che Italo Donati, di nazionalità italiana, di anni 19 sia stato a quel tempo di servizio a bordo nell’ufficio di aiuto cameriere e si suppone sia annegato”. Diciannove anni, quindi, vanno con il senno di poi considerati alla luce dell’atto di morte, non dell’effettivo annegamento. Resta un secondo dubbio: sull’Edera si parla di un ragazzo “di buona famiglia”. L’epiteto è riferito alla solidità economica dei Donati o alla reputazione della stessa? Considerando che molti italiani, tra cui Italo, cercarono fortuna e autosufficienza all’estero, è più probabile la seconda ipotesi.

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